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martedì 15 novembre 2016

Nanatsu No Taizai – The Seven Deadly Sins


Anno: 20142015
Formato: Serie TV – 24 Episodi
Produzione: A-1 Pictures
Disponibilità: Netflix


La grande popolarità di cui gode questo prodotto offre una panoramica inerente al pubblico che fruisce dell’animazione giapponese.
La narrativa fantasy, pur non essendo per caratteristiche concepita verso un target specifico, è quella che certamente riscuote maggiore successo presso gli adolescenti, specialmente nei paesi occidentali. E si sa, il mercato editoriale punta a massimizzare i guadagni.
In quest’epoca è veramente difficile trovare opere che si assumono rischi a livello contenutistico, poiché sponsor e network non mancano di far sentire il proprio peso.
L’osservatore non crea il mondo, ma gli da senso. L’originalità significa tutto e niente al giorno d’oggi, poiché è veramente difficile creare qualcosa di nuovo senza attenersi agli innumerevoli canovacci narrativi.
Esiste, tuttavia, la tendenza ad emulare nella speranza di ottenere il successo altrui, perché cavalcare l’onda e riprendere le atmosfere di Dragon Ball e One Piece è sempre più facile che partire da zero.
Nanatsu No Taizai non si presenta come un titolo di pura evasione, mira a sottolineare i valori più puri attraverso un linguaggio molto semplice e comune, mantenendo una narrazione fresca e leggera.
Si viene catapultati all’interno di un universo di cui l’autore stabilisce da subito regole e leggi, salvo poi incappare in qualche svista, come le gerarchie di forza che col progredire della storia appaiono sempre più confusionarie e dispersive.
Chi si cimenta con questo genere non può inoltre ignorare l’importanza della documentazione, che qui risulta solo abbozzata.
L’introspezione non è contemplata, il setting sociale e storico non è assolutamente all’altezza, e non viene nemmeno sviluppato a causa di una sceneggiatura più avvezza al fanservice esasperato, che strumentalizza la figura femminile a più riprese.
Sappiamo che il Giappone non è il paese più facile da questo punto di vista, come testimoniano le riforme attuate al termine dell’era Meiji, ma il modo in cui quest’opera relega la donna è degna delle peggiori commedie amorose del secolo scorso. Avrei anche potuto accettarlo negli anni 80, ma ormai il panorama nipponico è notevolmente cambiato.
Insomma, un inno alla mediocrità; un’opera imbarazzante, rivolta palesemente ad una frangia molto giovane, la quale brucia un incipit interessante all’interno del solito mondo stereotipato, attraverso una struttura narrativa abbastanza fiabesca che mescola comicità, azione e dramma proponendo temi e situazioni scontate. Il character design infantile contribuisce allo scopo.
Ricordate quando Mamoru Oshii (Tenshi No Tamago, Ghost In The Shell, ecc.) affermò di produrre film soprattutto per se stesso? Ecco, qui invece abbiamo la prova lampante di tutto ciò che racchiude la fredda logica del consumismo giapponese.
Per una persona che guarda anime incessantemente dal 2009, è veramente troppo.


Voto: 5

domenica 30 novembre 2014

Primo Anniversario

 
Difficilmente scorderò il 18 novembre 2013. In quell’occasione, infatti, ho finalmente aperto il primo ed unico portale dopo vari tentennamenti, intraprendendo una strada che risulterà fondamentale all’interno del percorso professionale che ho selezionato una volta terminati gli studi.
Come alludevo quindi, la mia presenza sul web non è legata a scopi di lucro e tantomeno costituisce un modo per accrescere la mia popolarità, perché se il mio intento fosse stato quello, avrei aperto un canale su YouTube, dove la visibilità è maggiore ed è più facile emergere, proprio come fanno molti all’interno della piattaforma, i quali amano guadagnare parlando di tutto senza conoscere alcun soggetto in particolare.
Poi naturalmente vigono anche quelli che parlano di argomenti specifici, ma che spesso tendono a limitarsi, per dare continuità e produrre in futuro altri video, o più semplicemente per scarsa varietà nelle loro tesi. Insomma, la mediocrità.
Il principale intento era quello di migliorarmi, dando al contempo risalto e dignità ad argomenti di nicchia, per anni esposti male sulle emittenti italiane. Ricevere messaggi privati di utenti che discostano la mia figura da quella degli aziendalisti che parlano bene di tutto e tutti (di cui siamo sovraffollati), mi ha fatto davvero piacere.
Per celebrare questo evento vi propongo una rilettura degli articoli che hanno riscosso maggior successo sul piano delle visite, in modo da fornire una base anche a chi si affaccia per la prima volta qui;
 
A presto.


domenica 28 settembre 2014

Detective Conan VS Kindaichi Shounen No Jikenbo


Quest'oggi voglio proporvi un confronto fra le due opere gialle più conosciute e rinomate del panorama nipponico, scritte rispettivamente da Gosho Aoyama, e l'accoppiata Kanari / Amagi (vero nome Tadashi Agi).
Si tratta di due manga ancora in corso di produzione, e che figurano all'interno della classifica dei prodotti più ristampati di sempre.

In passato, da persone evidentemente superficiali, sono state spesso messe sul medesimo piano. In realtà, se escludiamo le componenti predisposte del tipo, mi sento senza dubbio di affermare che DC vanta un target più ampio e può tranquillamente essere definito "commerciale".
Non a caso, Aoyama non ha mai disdegnato il fanservice, immettendolo con grande sapienza; in questo sono stati fondamentali diversi fattori (commedia), grazie ai quali ha reso ricco il proprio titolo.
Il primo è la trama: nonostante gli sviluppi avvengano ormai di rado (complice due cose: una struttura buona ma schematica, che la condiziona, e l'apprezzamento di cui Detective Conan gode come settimanale), l'autore può vantare una delle storie meglio costruite dell'ambito shonen, capace di generare interesse e priva di incongruenze. Il punto di forza è rappresentato proprio dai casi che la compongono.
In secondo luogo vi sono le vicende amorose: sappiamo tutti che costituiscono una forzatura in contrasto col genere, tuttavia non si può ignorare come molti legami vengano approfonditi, anche se il modo in cui occorre talvolta denota mancanza di originalità.
Per tutto ciò, tolleriamo maggiormente ad egli le sue ultime produzioni, che hanno evidenziato un calo nella sceneggiatura e scarsa suspense.


In Kindaichi (più splatter, più dramma, casi più lunghi con ritmo narrativo più dinamico e maggiori avvenimenti) il discorso è differente, giacché è incentrato unicamente sulla parte gialla, che viene sviscerata in ogni sua forma.
La soprannaturalità, denigrata da molti, è un elemento ricorrente ma di pura facciata, con cui si gioca spesso.
Vi troverete inoltre davanti a qualcosa di più maturo, introspettivo, e soprattutto emergerà la visione dei creatori nei confronti di un tema di grande rilievo: la giustizia.
Difatti, saranno facilmente riscontrabili personalità dal passato tragico, ricche di paure e angosce, con le quali sarà possibile immedesimarsi. Mediante la loro figura, ci verranno impartiti grossi insegnamenti di natura morale.
Parlare di questo in Detective Conan equivale ad entrare in un campo minato, in quanto vigono parecchi pareri contrastanti per una precisa scelta dell'autore: ossia la caratterizzazione estremamente marcata del protagonista.
A causa di Aoyama (che esprime i suoi pensieri attraverso questo personaggio), sostengo che Shinichi sia penalizzato da un accostamento messo in chiaro sin dall'inizio, quello con Sherlock Holmes.
Da quest'ultimo ha ricavato tutto, anche un tratto caratteriale che impedisce alcuna varietà nei casi.

Difficile parlare dei PG, dato che il raffronto si pone tra due scuole di pensiero diverse che hanno il merito di non essersi snaturate; con la trama in mezzo, DC ha il costante bisogno di introdurne, finendo per lasciare indietro gli altri e risultare piatti. Anche in Kindaichi gli stereotipi non mancano, ma in generale spiccano per aspetti più concreti e reali.
Realistico è anche il ruolo a cui viene relegata la donna nel manga serializzato sullo Shonen Magazine: secondario. Questo sottolinea un lato non edificante della società giapponese, ovvero il forte maschilismo.

Avete ragione, avrei potuto essere più prolisso.
Mi ero prefissato però degli obbiettivi precisi: farvi conoscere le opere elencandone le proprie peculiarità, ma menzionando al contempo i difetti, per un'analisi a tutto tondo.
Si tratta di un articolo scritto unicamente in funzione di una determinata categoria, per la quale i dettagli non sono necessari.
La scelta fra questi prodotti di qualità dipende esclusivamente dalle esigenze di un lettore / spettatore.
Alla prossima.