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lunedì 4 agosto 2014

Lupin III VS Detective Conan – The Movie

 
Distribuzione: Sale Cinematografiche
Paese: Giappone
Anno: 2013
Durata: 1 h e 50 m
Regia: Hajime Kamegaki

A distanza di circa 5 anni, ci viene proposta una nuova vicenda riguardante le principali opere di Monkey Punch e Gosho Aoyama; dopo lo straordinario successo avvenuto in termini di ascolto nel 2009 su Nippon Television e Yomiuri TV, questo sequel (sono presenti un sacco di riferimenti) approda nelle sale cinematografiche del Sol Levante. Pertanto in futuro vige anche la remota possibilità di vederlo doppiato nella nostra lingua, malgrado il fenomeno degli anime sia scemato all’interno del panorama televisivo italiano.
Confesso di essere restato deluso la scorsa volta, poiché mi aspettavo qualcosa di maggiormente elaborato sul piano della trama. Le mie aspettative erano molte alte.
Esperimento riuscito, dunque?
Per capire appieno il mio pensiero bisogna partire da una provocazione lanciata dal fandom del ladro gentiluomo: era meglio selezionare qualcosa di differente? Probabilmente no.
Nel discorso non rientra solo quello che ho potuto ammirare nel crossover, poiché Detective Conan può ancora offrire molto sul piano commerciale.
Stiamo parlando di un’opera logora, ma che resta fra le più viste in terra nipponica, grazie ad un’anime particolarmente remunerativo. E nonostante i vent’anni di serializzazione, è uno dei prodotti di punta dello Shonen Sunday.
I dati di acquisto del manga, pur non essendo nemmeno l’ombra di quelli degli esordi, sono stabili da tempo.
Innumerevoli segmenti testimoniano come non si discostino molto, giacché la realtà è ben definita in ambe ed i personaggi sono in grado di intersecarsi bene senza risultare banali, visto che i mondi presentano analogie.
Se nel primo le interazioni fra i PG si rivelarono una delle poche note positive, qua possiamo senza dubbio affermare che sono state rese al massimo anche sul piano dei dialoghi.
Inutile dire che non condivido le critiche a favore della gestione di essi.
Per una volta è presente dell’equilibrio, e seppure nessuno sia stato approfondito a dovere, i personaggi vengono trattati per ordine di importanza, adattandosi in modo naturale al contesto grazie alla delineazione delle proprie aspirazioni, che emergono in svariate occasioni e sempre diversamente. Insomma, la maggior parte è funzionale ed occupa un ruolo specifico.
 
Anche se superficialmente, viene esposto il tema della libertà, che traspare grazie alle figure di Fujiko (fastidioso il fatto che conosca senza alcuna spiegazione tutto ciò che concerne Haibara), Alan e Emilio (poteva essere analizzato di più sul piano psicologico, ma di fatto resta in grado di suscitare interesse in quanto tormentato).
Molti potrebbero storcere il naso visto che ha certamente radicazioni profonde ed è stata ostacolata molto nel corso del tempo, tuttavia ho apprezzato il messaggio inviato: è valida fino a quando non va ad intaccare la libertà di un altro.
La struttura narrativa, semplice e banale, vede la riproposizione di scelte già viste in passato per entrambi i franchise, divenuti sempre più commerciali.
Generalmente uno dei veri problemi della narrativa contemporanea, è rappresentato dal modo in cui viene manifestata la concezione della realtà, che si riflette su tutto il resto.
Anche questa volta non mancano forzature, le quali purtroppo risultano fondamentali affinché la storia evolva. Questo surrealismo passa mediante l’eccessiva esaltazione dei personaggi e qualche scena d’azione.
In tutto ciò, la trama, sviluppata in maniera costante, non spicca per originalità ma risulta efficace, con la componente comica immessa sapientemente per permettere allo spettatore di rilassarsi. Non diffidate, la serietà non si perde mai.
Animazioni buone e disegni validi danno vita ad un comparto tecnico di assoluto livello.

Complessivamente, reputo questo film riuscito; vive di momenti coinvolgenti ed è godibile sotto ogni aspetto.
Voto: 7

Vi comunico che, a causa delle vacanze, non rilascerò l’articolo inerente i pronostici per Summerslam 2014. Verosimilmente, potrei scrivere una recensione dell’evento, ma si tratta di eventualità da valutare. In ogni caso, tornerò.
Alla prossima.


lunedì 10 marzo 2014

Lupin III – Il tesoro degli zar


Quest’oggi pubblico il primo articolo inerente ad un anime; tengo a precisare che non si tratta di quello a cui ho accennato nell’ultimo articolo, che presumibilmente rilascerò ad aprile dopo Wrestlemania.
Parlo di un’opera riconosciuta a livello globale, la quale sicuramente conoscete anche voi, e che ancora oggi, dopo innumerevole tempo, attira più fasce d’età.
Monkey Punch non era un fenomeno a scrivere la trama ma in quanto a carisma e caratterizzazione, ha ben pochi eguali, e in Lupin grossa parte del merito di sicuro va attribuita ai personaggi, col tempo divenute delle icone.
Questo special, prodotto nel 1992 e che ho avuto modo di rivedere l’altra notte, lo reputo estremamente fedele all’originale, in quanto viene messa in risalto la personalità comica dei personaggi con tanti segmenti, che rendono più piacevole l’intera produzione e permettono alla trama di rifiatare e non risultare eccessivamente pesante.
A volte, e questo non mi permetto di negarlo, tali segmenti risulteranno quasi invasivi, ma ritengo che per i temi trattati, la loro presenza sia giusta e azzeccata.
Proprio le tematiche.
Questo è uno special atipico sotto innumerevoli aspetti, soprattutto per niente adatto ad una fascia d’età bassa; si parla di droga, avvengono allusioni a pratiche riguardanti il sesso, scene di violenza ed anche di nudità, principalmente all’inizio, dove è possibile riscontrare una massiccia dose di fan service.


Trama ben scritta, la quale si evolve in maniera coerente con qualche scelta narrativa inaspettata.
Nello specifico mi riferisco all’aver fatto passare dalla parte di Lupin il criminale rimasto orfano del proprio complice, al fine naturalmente di rafforzare la figura del cattivo di turno, il quale li aveva assunti per compiere il furto alla banca.
Ovviamente però, per esigenze legate ai ruoli dei personaggi, il suo sacrificio è stato necessario.
Sta di fatto che nel finale avviene un grosso salto qualitativo, mi è piaciuta la piega presa dalla storia e lo spazio riservato ad ogni personaggio.
Inoltre, a differenza delle altre volte (sempre in merito al discorso dello special “atipico”), la figura femminile eccezionalmente coinvolta non si limita unicamente ad essere la persona di cui Lupin si innamora e ad essere implicata per via di una parentela, ma del tesoro fruisce solo lei.
Restando in tema, la scelta finale è stata davvero toccante sul piano emotivo ed umano.
Sulle anomalie riscontrabili, è interessante notare il ruolo nella vicenda di Goemon, visto che in questi special è più facile trovare la banda al gran completo, poiché gli animatori stessi sono perfettamente coscienti del fatto che i fan tendono ad apprezzare maggiormente contesti simili.
In ogni caso, anche questo è uno dei vantaggi di un prodotto non destinato alle sale cinematografiche.

Arriviamo ad uno dei PG chiave, di cui personalmente non ho disdegnato la presenza.
Rasputon si cela dietro il personaggio del “santone”, il quale, con lo scopo di sottrarre dei soldi, predice il futuro a uomini molto influenti nella malavita.
Il design richiama immediatamente alla figura di Rasputin, di cui è un discendente; singolare il modo di caratterizzarlo attraverso le dita, ma che contribuisce a renderlo più interessante e enigmatico.
Sensato ed efficace il modo tramite il quale si sono liberati di lui.


Ed ora veniamo alle note dolenti.
Zenigata ricopre un ruolo marginale, si è palesemente visto che non sapevano come gestirlo, tant’è che il suo personaggio non si evolve e rimane ancorato ad un motivo (catturare il protagonista) che risulta fin troppo flebile quando di mezzo ci sono le condizioni climatiche ostili.
Sono presenti pure alcune forzature: ad esempio il fatto che Lupin riesca a trovare una persona disposta ad affittargli un luogo per cominciare a scavare, ed anche che Zenigata riesca a rimuovere con agilità la lastra di ghiaccio a cui era attaccato per seguire il protagonista e dar vita all'ennesimo segmento comico. Poteva farlo prima.
Personaggi disegnati ancora coi volti allungati.

In sostanza, “Lupin III – Il tesoro degli zar” non può certamente definirsi un capolavoro, si tratta di un prodotto diverso nelle scelte narrative da ciò che solitamente viene concepito e che nel complesso riesce a intrattenere.
Consigliato ai fan della serie, non propriamente agli spettatori più sensibili, per i motivi sopraccitati.
Voto: 7
Alla prossima.